GUIDA ALLA COLTIVAZIONE DEL GIUGGIOLO

Se in Cina è uno dei cinque frutti più amati, in Italia la giuggiola è un alimento di nicchia: fino a poco tempo fa gli alberi di giuggiolo si trovavano prevalentemente allo stato selvaggio oppure a impreziosire i giardini per via del suo grazioso fogliame. Oggi però questo albero da frutto sta prendendo sempre più piede nelle coltivazioni e sulle tavole degli italiani, anche grazie alle apprezzate proprietà benefiche dei suoi caratteristici frutti, rispolverando così una tradizione che affonda le radici in epoche lontanissime, quando in Italia regnava l’imperatore Augusto.

La pianta di Giuggiolo

Il giuggiolo è una pianta dal portamento arbustivo del genere Ziziphus appartenente alla famiglia delle Rhamnaceae e conta almeno 170 specie tra le quali il Giuggiolo Indiano, il Ziziphus Acidojujuba, il Ziziphus Mauritania, il Giuggiolo Acido e soprattutto il Ziziphus Jujuba che rappresenta la specie più diffusa. Le origini dell’albero di giuggiolo sono asiatiche, in particolare dell’India e della Cina Meridionale, dove la sua estrema dolcezza gli è valso il soprannome di dattero cinese.

Il giuggiolo è un albero esteticamente bello e molto resistente anche ai terreni più poveri e ai climi più siccitosi. Generalmente non raggiunge altezze eccessive sfiorando al massimo i 6mt, ha una crescita molto lenta ma è una pianta assai longeva: basti pensare che in Cina sopravvivono ancora oggi giuggioli millenari.

L’albero di giuggiolo si caratterizza per un tronco nodoso e contorto, con una corteccia grigiastra che, col passare degli anni, diventa rugosa e rosso-brunastra: i rami, sui quali tra i diversi internodi sono presenti delle spine, si sviluppano in maniera alquanto disordinata e, col passare del tempo, tendono a diventare penduli.

L’apparato radicale del giuggiolo è una delle caratteristiche principali della pianta, essendo infatti molto sviluppato: le radici sono infatti capaci di andare molto in profondità, catturando ogni riserva di acqua dal terreno motivo per il quale il giuggiolo si adatta bene anche nei terreni più aridi.

Le foglie sono decidue, ovvero cadono nel corso della stagione invernale: sono coriacee, piccole e con i bordi seghettati. Hanno un bel colore verde lucente nella pagina superiore, mentre sono un po’ più grigiastre in quella inferiore.

Tra giugno e luglio sul giuggiolo fanno gradualmente la loro comparsa le infiorescenze, formate da gruppetti di 3-8 fiori: sono ermafroditi, molto piccoli e poco vistosi, formati da un calice di lobi verdastri e una corona centrale formata da cinque petali bianco-gialli.

I fiori resistono sul giuggiolo fino a fine agosto, attirando api e altri insetti impollinatori attratti dal loro nettare: a fine estate dal fiore si sviluppa il frutto, ossia una drupa carnosa generalmente tondeggiante come un oliva, anche se in altre specie le giuggiole si presentano di forma più allungata. La buccia del frutto è marrone rossastra e la polpa, giallognola e farinosa, cela all’interno un nocciolo che nella cucina persiana è chiamato Annab.

Giuggiolo: consigli per una coltivazione ottimale

Il giuggiolo per crescere bene richiede un clima caldo e temperato, con un’umidità non eccessiva: l’esposizione perfetta per l’albero di giuggiolo è a sole pieno. Resiste bene ai periodi siccitosi ma anche alle giornate particolarmente fredde, sopportando temperature anche di 15° sotto lo zero: in inverno infatti la pianta non soffre particolarmente andando in riposo vegetativo e non teme nemmeno i venti tanto che in Cina viene scelto per formare efficaci barriere frangivento.

Per una crescita ottimale del giuggiolo è importante scegliere un terreno leggero, mediamente organico e soprattutto ben drenato: la profondità è un altro fattore da non sottovalutare in quanto la pianta deve avere lo spazio per sviluppare il suo apparato radicale. Il giuggiolo cresce bene anche su terreni sassosi o calcarei, purché non eccessivamente argillosi in quanto il rischio di ristagni idrici è dietro l’angolo. Un valido consiglio è misurare con una cartina di tornasole il PH dell’estratto acquoso del terreno: il valore ideale si aggira attorno al 7.

Una volta scelti il terreno e il luogo, è arrivato il momento della messa a dimora del giuggiolo: il periodo indicato è generalmente fine inverno (febbraio) mentre nei luoghi più temperati si può piantare il giuggiolo anche a novembre.

La messa a dimora può avvenire essenzialmente sfruttando i polloni radicali, procurandosi delle talee semi-legnose oppure attraverso l’innesto su un albero franco, modalità questa che garantisce una crescita vigorosa.

Per le talee si possono prelevare rametti lunghi all’incirca 15 cm da mettere a radicare tra giugno e luglio in terriccio misto a sabbia.

Nel caso di messa a dimora con innesto, è fondamentale piantare l’alberello in una buca molto profonda: se lo necessita, al terreno scavato è possibile aggiungere anche della ghiaia o della sabbia per renderlo più soffice mentre agli strati più superficiali del terriccio scavato è consigliato aggiungere del letame maturo o del compost.

Se il giuggiolo è coltivato a scopo puramente ornamentale assieme ad altri arbusti, è sufficiente una distanza di 80 cm, mentre nei sesti di impianto in arboricoltura deve essere dai 3 mt ai 6 mt: in tal caso la pianta sarà ottimamente ossigenata e illuminata, riducendo l’insorgenza di patologie legate ai ristagni idrici.

Giuggiolo: come coltivarlo

L’albero di giuggiolo, dopo la messa a dimora, non richiede eccessive attenzioni essendo una pianta molto resistente, sia alle aggressioni patogene che agli eventi climatici. Quando però è giovane bisogna prestare qualche attenzione in più: nei primi 4 anni ad esempio le irrigazioni devono essere periodiche e il modo migliore è quello di versare una certa quantità di acqua sul terreno in modo che possa assorbirla gradatamente. Bisogna sempre attendere un po’ di tempo tra un’irrigazione e l’altra, in modo tale da stimolare la pianta a sviluppare più in profondità le sue radici così da resistere meglio nei periodi siccitosi. Un’alternativa è predisporre un sistema di irrigazione a goccia che libera lentamente la giusta quantità di acqua senza eccessi.

La concimazione deve avvenire durante la stagione autunnale ogni due anni con prodotti come humus di lombrico, letame animale maturo oppure letame azotato. Ogni anno invece è una buona abitudine aggiungere nell’area sottostante le fronde dell’albero dello stallatico, mescolato a cenere di legna, polvere di rocce e alghe.

Per quanto riguarda la potatura, durante la fase di crescita della pianta gli interventi devono essere minimi, da effettuarsi ogni 3 anni prima dell’inverno e mirati a eliminare rami secchi, danneggiati o che stanno crescendo storti. Non si dimentichi poi che il giuggiolo ha importanti capacità pollonifere, estendendosi facilmente nelle aree circostanti: i polloni devono essere recisi e sfruttati magari per la messa a dimora. Nei casi in cui invece la coltivazione del giuggiolo avviene solo a scopi ornamentali, allora gli interventi possono essere più frequenti, dando alla pianta la forma di un fusetto, di una colonna oppure di una piramide.

Nonostante il giuggiolo sia un arbusto con un apparato radicale notevole, nei primi anni di vita può essere coltivato in un vaso molto grande e con molta terra: è chiaro che man mano la pianta cresce, seppur lentamente, i rinvasi si rendono fondamentali. La coltivazione in vaso richiede frequenti innaffiature e un substrato molto drenante, con aggiunta di compost o fertilizzanti di base.

Il giuggiolo è un arbusto forte e poco incline ad attacchi patogeni ma ci sono malattie che possono metterne a repentaglio la salute come lo oidio e la cercosporiosi: il primo caso si manifesta con accumuli polverosi e biancastri, il secondo invece coincide con la comparsa di macchie marroncine. Contro queste due malattie fungine si rivela molto efficace il decotto di equiseto o una soluzione di acqua e bicarbonato. 

Molto infestante è anche la Mosca della Frutta, per arginare la quale si possono utilizzare prodotti citotropici oppure trappole alimentari a base di ammoniaca e pesce crudo.

Raccolta del Giuggiolo

Le giuggiole raggiungono la completa maturazione tra settembre e ottobre: la buccia dei frutti comincia a aggrinzirsi e a diventare più bruna, mentre il frutto è molto più dolce rispetto a una giuggiola non completamento matura il cui sapore è più acidulo. 

La raccolta delle giuggiole si svolge dunque tra settembre e novembre: da una pianta si ottengono all’incirca 30-50 kg di frutti. 

Le giuggiole possono conservarsi fresche in frigorifero fino a 4 giorni, mentre se vengono essiccate le giuggiole, conservate in vasetti ermetici, possono durare anche molti mesi.

Proprietà e utilizzi delle giuggiole

Il 60% di zucchero presente, rende la giuggiola matura un frutto dolcissimo, ricco anche di minerali (calcio, potassio, fosforo, magnesio e ferro), saponine, acidi triterpenici, tannini, pectina, proteine e vitamine (A-B1-B2-B6-C): in particolare la vitamina C contenuta nelle giuggiole è venti volte maggiore rispetto a quella degli agrumi. 

Queste proprietà hanno reso le giuggiole uno degli ingredienti alla base della medicina cinese per più di 4000 anni: questi piccoli frutti sono considerati antinfiammatori, diuretici, emollienti, antisettici, espettoranti, depurativi, lenitivi, epatoprotettori e sedativi.

I 18 amminoacidi contenuti nelle giuggiole contribuiscono al corretto funzionamento dell’organismo: ne giova il sistema osseo e muscolare, l’apparato urinario, respiratorio e gastrointestinale, il metabolismo e il sistema cardiovascolare.

Gli usi delle giuggiole sono variegati e tutti gustosi: si possono mangiare essiccate, in confetture, sotto spirito, candite, in succhi o nel famoso brodo di giuggiole, ovvero un liquore preparato con giuggiole dalle proprietà rilassanti e digestive, nato a quanto pare nel rinascimento con Gonzaga nella loro tenuta Serraglio sul Lago di Garda. 

Molto buono è anche il tè di giuggiole, preparato in particolare per per calmare stati d’ansia e curare mal di gola o tosse.

Giuggiole: curiosità

Molti aneddoti e leggende hanno le giuggiole come protagoniste: ad esempio, per quanto riguarda il brodo di giuggiole si narra che quel fiore di loto che regalò l’oblio ai compagni di Ulisse sull’Isola dei Lotofagi fosse proprio di una bevanda prodotta con giuggiole selvatiche. Certamente la notizia più antica riguardante questo delizioso liquore è “Storie” di Erodoto dove si descrive l’esistenza di un sciroppo inebriante nato dalla fermentazione delle giuggiole. 

Chiunque voglia assaggiare il brodo di giuggiole e altre leccornie a base di questo frutto potrà farne una scorpacciata i primi giorni di ottobre ad Arquà Petrarca: in questo splendido borgo medioevale nel padovano, presso i Colli Euganei, si svolge una vivace Sagra delle Giuggiole, tra degustazioni, musica e mostre di artigianato.

Nei paesi asiatici invece le giuggiole ricoprono molta importanza nell’ambito della sfera amorosa: ad esempio i popoli himalayani considerano la fragranza dei fiori del giuggiolo in grado di fare innamorare tanto da preparare con essi veri e propri elisir d’amore. In Cina poi, in occasione di matrimoni tradizionali, si pone un giuggiolo nel talamo nuziale per propiziare una futura fertilità.