GUIDA PRATICA ALLA COLTIVAZIONE DELLE MORE

La coltivazione delle more viene considerata dagli esperti di botanica e giardinaggio come un’operazione piuttosto semplice da mettere in pratica, anche se c’è bisogno di un adeguato senso pratico e della giusta dimestichezza per poter raccogliere quanti più frutti possibile, una volta che la pianta è pronta a restituire ciò che si è seminato. Sia in vaso, sia in giardino, questo tipo di frutto si adatta in modo ottimale, dal momento che non richiede condizioni climatiche particolari per crescere e svilupparsi bene. In questo modo, si può fare della messa a coltura delle more un’esperienza familiare e anche un obiettivo di produzione che contempla tecniche e metodi adoperati nei contesti aziendali, definiti comunque basilari nell’ambito dell’agricoltura biologica. Dalla semina al raccolto, passando per la concimazione, l’irrigazione e la potatura, fino ad arrivare all’adozione di rimedi contro le malattie della pianta, bisogna prendere in considerazione diversi accorgimenti e l’ausilio di varie tecniche di base per garantirsi un raccolto ottimale sotto ogni punto di vista. 

Conoscere le more, la differenza tra il rovo e il gelso

La pianta di more conosciuta dagli esperti dell’agricoltura è principalmente chiamata “rovo” e si presenta come un insieme di foglie che tende a svilupparsi a ridosso delle zone incolte del giardino, talvolta invadendo anche gli spazi destinati ad altre coltivazioni. Il nome scientifico della pianta è “rubus ulmifolius”, tipica varietà appartenente alla famiglia delle rosaceae che accomuna la stragrande maggioranza dei frutti di bosco più conosciuti e diffusi. Quella che capita di vedere spesso all’interno di giardini, parchi verdi e terreni incolti è la mora selvatica, spesso sviluppata su rovi con e senza spine che sono sempre pronti a restituire al coltivatore una buona quantità di frutti.

Le more possono crescere anche sugli alberi, tipicamente denominati gelsi, laddove il frutto si presenta in maniera diversa rispetto a quello che si sviluppa sui rovi. Il colore della mora, in questo caso, può variare tra il bianco ed il violaceo, conservando odore, fragranze e sapori simili all’altra specie, pur non avendo alcuna correlazione botanica.

Clima e terreno ideali per la coltivazione delle more

Conoscere fino in fondo quali siano le condizioni climatiche ed il terreno ideali per un adeguato sviluppo del rovo è fondamentale, soprattutto se si vuole dare un preciso ordine ad una pianta che se coltivata nel modo corretto produce moltissimi frutti. Per definizione, il rovo si adatta perfettamente a qualsiasi condizione climatica, anche se nei pressi delle aree caratterizzate dalla presenza di un clima asciutto le foglie crescono in modo più veloce e senza particolari problemi. Le zone di montagna, quelle poste ad almeno 400 metri dal livello del mare, costituiscono l’habitat per eccellenza di questo tipo di pianta.

Analogo discorso va fatto per quanto riguarda il terreno: pur dovendo stare attenti ai ristagni d’acqua e all’umidità che potrebbe apportare danni e malattie parassitarie alla pianta, la mora si adatta a qualsiasi tipo di terra, non avanzando troppe pretese. Nei terreni ricchi di sostanze acide e sostanze organiche, il frutto di bosco tenderà ad avere un sapore piuttosto dolce, anche se leggermente acidulo, soprattutto se il rovo si svilupperà in presenza di una buona esposizione solare. Per un’adeguata crescita del rovo, infine, bisogna prestare molta attenzione al vento che viene considerato come uno dei principali fattori responsabili di una cattiva crescita delle piantine. Soprattutto quando soffia in maniera molto forte, questo potrebbe spezzare le foglie, causando seri problemi al raccolto, sia in caso di coltivazione nel terreno, sia per quanto concerne la messa in coltura nel vaso. 

La coltivazione sul balcone delle more

La coltivazione delle more è una realtà concreta anche sul balcone, tenendo presente i dovuti accorgimenti che possano offrire alla pianta il giusto spazio a disposizione per crescere in modo sano e adeguato rispetto alle sue esigenze. Per avviare una coltura longeva e di qualità è bene accertarsi di disporre di un vaso abbastanza capiente (almeno 35 litri), all’interno del quale trapiantare e far radicare il rovo secondo criteri standard di coltivazione. La dovuta attenzione va prestata per quanto concerne la scelta del terreno attraverso il quale la pianta di more si nutrirà durante il suo percorso vitale. 

Per coltivare le more sul balcone in modo che la pianta cresca perfettamente, bisogna utilizzare un tipo di terreno abbastanza acido, ricco di sostanze organiche e ben drenato, da mischiare con del terriccio universale appositamente composto da nutrienti che diano manforte allo sviluppo sano delle foglie. In questo modo, il rovo avrà a disposizione tutti i nutrienti necessari per garantire al coltivatore un raccolto ottimale. Tenendo presente che la pianta di more si trova sul balcone, è bene potarla con una certa regolarità, così da dare al rovo un portamento ordinato che sia esteticamente bello da vedere e che garantisca una crescita adeguata in base alle caratteristiche del cultivar. 

La riproduzione delle more, la semina e la talea

Fatte le dovute premesse sulla coltivazione sul balcone, si può pensare alla semina e al trapianto del rovo, operazioni piuttosto semplici ma che richiedono la giusta attenzione per garantirsi un buon risultato finale. Per generare nuove piantine di more esistono due alternative differenti: la semina e la talea. La prima soluzione richiede la conservazione dei semi contenuti all’interno delle drupe e la successiva messa a dimora dei medesimi nel terreno. La seconda opzione è quella maggiormente presa in considerazione dagli esperti, in quanto permette un buon risultato finale in ottica del trapianto primaverile, risparmiando più della metà del tempo che possa intercorrere tra la germinazione dei semi e lo sviluppo dei rovi sia all’interno del terreno in spazi aperti, sia in vaso. 

Per avviare il processo di riproduzione per talea nel modo corretto è opportuno (meglio durante i mesi più caldi dell’anno) staccare accuratamente un getto dalla pianta madre e porlo a dimora nel terreno ad un minimo di 15 centimetri di profondità. Con un’irrigazione regolare e periodica e le dovute accortezze in fatto di esposizione solare, le prime piantine saranno pronte per essere trapiantate nella primavera dell’anno successivo.

Il trapianto e la pacciamatura delle more

Per garantirsi un’adeguata coltivazione delle more, le cui piantine sono state riprodotte per semina o per talea, è doveroso passare attraverso tante altre operazioni in grado di restituire alle medesime un adeguato habitat naturale che consenta loro di crescere, maturare e svilupparsi in maniera adeguata. Per questo motivo, interventi mirati ed individuali quali il trapianto e la pacciamatura, ad esempio, sono necessari, se non indispensabili allo scopo di migliorare il raccolto. Per trapiantare un rovo è opportuno ricavare una buca all’interno del terreno che sia sufficientemente profonda da contenere le radici della pianta, inserire la stessa nel terreno, ricoprire la buca in maniera accurata e successivamente innaffiare la zona interessata con abbondante acqua a temperatura ambiente. Attenzione, però: durante il trapianto bisogna prestare molta attenzione a non apportare danni all’apparato radicale. Pena, la morte precoce del fusto e delle foglie di una delle piantine più amate dagli appassionati. 

Lo stesso discorso va affrontato nell’attimo successivo in cui si sono messe a dimora nel terreno le piantine appena da poco riprodotte secondo i metodi più conosciuti. Una volta che il rovo sia ben saldo all’interno della terra è bene proteggere lo stesso da eventuali sbalzi climatici e da una cattiva esposizione ai raggi solari, al gelo e all’umidità. Specie quando sono piccole, le piante di more soffrono molto i repentini cambi di temperatura, mostrando più di qualche debolezza durante le gelate notturne e l’afa pomeridiana della stagione estiva. Al fine di prevenire danni di questo tipo, può rivelarsi utile la “pacciamatura”, in grado di riparare il cultivar dalle folate di vento e dall’eccessiva umidità. Un’altra considerazione necessaria deriva dal cosiddetto “sesto di impianto”, ovvero la distanza che deve intercorrere tra una pianta e l’altra per garantire al fusto ed alle foglie di crescere in modo corretto. A prescindere dalla tipologia di impianto, è doveroso tenere conto di un metro di distanza tra una pianta e l’altra e, in caso di coltivazione in giardino, le file devono essere disposte ad intervalli di almeno due metri le une dalle altre. 

Concimazione, irrigazione e potatura delle more

Pur non richiedendo particolari interventi di concimazione, la pianta di more intensifica la produzione di frutti quando sul terreno che le ospita si interviene preliminarmente mediante l’utilizzo del letame organico e della cenere, da poter adoperare sia durante il trapianto, sia nei mesi in cui il rovo comincia a dare i primi frutti. Essendo una pianta selvatica, sa inoltre proteggersi dalla siccità, anche se una buona irrigazione assicura un raccolto proficuo e abbondante. L’innaffiatura va perciò tenuta in considerazione in relazione alle condizioni climatiche. Soprattutto quando fa molto caldo, il rovo necessità di essere ben irrigato due volte al giorno, possibilmente quando i raggi solari non sono perpendicolari rispetto alla posizione in cui si trovano le piantine. 

La potatura, infine, non è strettamente necessaria ma consente, allo stesso tempo, alla pianta di crescere in modo ordinato, senza che si corra il rischio che il rovo vada ad occupare zone del terreno destinate alla coltivazione di altre varietà di piante, frutta ed ortaggi. Per godere di un buon risultato finale, è bene potare la pianta cimando i rami che hanno prodotto un maggiore quantitativo di frutti, tagliando i tralci alla base e lasciando che i getti laterali crescano a dovere, prima di accorciarli con l’ausilio di una buona cesoia, una volta formatesi le prime gemme. Le operazioni di potatura sono da effettuarsi nei periodi immediatamente successivi al raccolto, durante la stagione autunnale. 

Principali malattie e infestazioni parassitarie delle more, quali rimedi

L’ultima considerazione da prendere in esame per coltivare le more nel modo giusto riguarda la conoscenza delle principali malattie e infestazioni parassitarie che possano gravemente invalidare la struttura della pianta e interferire negativamente sul raccolto. Tra le principali problematiche alle quali va incontro una piantina di more meritano una menzione particolare la muffa grigia, l’antracnosi, l’antonomo del lampone, il ragnetto rosso e l’infestazione da afidi. Le prime due problematiche possono essere superate mediante la protezione della pianta dagli eccessi di umidità e direttamente potando le parti infette del rovo, facendo in modo che quelle sane continuino indisturbate nel portare avanti il loro processo di crescita.

Per quanto riguarda il ragnetto rosso e l’antonomo del lampone, così come l’infestazione da afidi, può rivelarsi indispensabile l’utilizzo di un comune antiparassitario da spruzzare direttamente sulle foglie, possibilmente durante le ore serali. In questo modo, l’eventuale presenza di insetti o parassiti che possa influenzare negativamente il ciclo vitale della pianta scemerà fin dai primi giorni dall’inizio del trattamento, per poi scomparire del tutto nell’arco di alcune settimane.